Pavlovsk Palace, St. Petersburg

Chi guarda i guardiani

Davide Pizzigoni (www.davidepizzigoni.com) ha fatto il disegnatore di gioielli, di scenografie, di costumi e ha ideato una collana di lirica per Electa. Da quattro anni, però, si occupa di guardare chi, per definizione non viene guardato, i guardiani dei musei. In genere, nei musei si va per vedere cose passate (anche da un giorno nel caso del contemporaneo), memorie appartenute ad altri, e i musei stessi sono luoghi della memoria altrui. Chi passa le giornate qui per lavoro, immobile e in silenzio davanti alle opere da custodire, per definizione non viene guardato, spesso neanche visto. Come in preda ad una curiosità antropologica, Davide Pizzigoni ha cominciato a studiare con grande attenzione i guardiani dei musei, pagati per essere invisibili.

In una sorta di condizione limite, i guardiani, abituati ad annullarsi per non interferire con lo spettatore che fruisce l’opera, hanno sviluppato varie strategie di sopravvivenza alla trasparenza imposta. Così, nel tentativo di rendere visibili questi invisibili, Davide Pizzigoni ha individuato il fenomeno del camaleontismo, una sorta di mimetizzazione del guardiano nei confronti degli arredi, o dell’opera stessa. C’è chi si accoccola a leggere sulla sedia, come stesse veramente abitando il salotto coi mobili antichi che si trova a controllare, o chi assume la stessa posizione delle statue che fissa tutti i giorni.  Mettere a fuoco questo confondersi nel contesto, è da parte del fotografo un modo per riflettere sul mito dell’iper-visibilità contemporanea, per cui se uno non va in tivù e non ha una riconoscibilità pubblica, nella società contemporanea è come se non esistesse, come se fosse morto in vita. Con questa serie “Guardiani”(in mostra a Villa Carlotta, Como, dal 3 aprile al 3 giugno, www.villacarlotta.it), Pizzigoni si propone proprio di restituire la vita ai custodi museali, simbolo dell’uomo comune in questo momento storico-culturale. Come dire, loro siamo noi, e viceversa, guardando loro, come in uno specchio, vediamo noi e ci meritiamo di essere notati.

Irina Zucca Alessandrelli

 

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