Ritratto Rossella Colombari

MY PERSONAL WUNDERNEST: ROSSELLA COLOMBARI

Antiquaria da quattro generazioni, torinese, Rossella Colombari è un vulcano di idee, di energia, di parole.

Nata e vissuta nelle cose belle, dice di sé che è un’artista mancata: avrebbe voluto seguire un percorso artistico, lei che già a otto anni disegnava perfettamente interni di case, ma l’essere artista era considerato disdicevole dalla sua famiglia e quindi diventare gallerista è stato un passaggio totalmente naturale.

La incontriamo nella sua bella galleria in Via Maroncelli a Milano, dove espone splendidi mobili di modernariato.

Com’è la tua wunderkammer, il tuo wundernest?

So che è una risposta che può sembrare assurda, ma è una scatola di scarpe. Da bambina, toglievo uno dei quattro lati e quello era la mia stanza da arredare: con la plastilina facevo i mobili, con i calzini di mio padre la moquette, con alcuni ritagli di maglioni facevo le coperte; tutto ciò ha fatto sì che oggi io facessi questo lavoro, ma per la mia famiglia è stato un vero disastro. Per anni hanno dovuto tenere sotto chiave i loro vestiti perché non diventassero parte dell’arredo delle mie stanze meravigliose.Tutta la famiglia era terrorizzata da questa piccola Attila, che agiva di notte come Arsenio Lupin e non distingueva il valore di un maglione di cachemire dal copriletto per la sua casa di bambole. Per me è stato il massimo del divertimento; ancora oggi, per fare il rendering dello stand della mia galleria per la fiera di Basilea, utilizzo le scatole di scarpe.

Sei anche collezionista?

A differenza di mio padre che lo era, io non lo sono mai stata. Il motivo è molto semplice: dato che mi piace creare, se colleziono dopo un po’ mi stufo e devo trovare un altro gioco più divertente. Ciò è stata anche la causa di alcuni errori commessi dal punto di vista commerciale, ma li ho fatti in piena consapevolezza; colleziono se devo soddisfare un mio bisogno intellettuale, ma non per accumulare oggetti che al momento mi piacciono ma che in un secondo tempo mi stancherei di possedere. Io compro soltanto gli oggetti o i mobili che avrei voluto creare io. Dato che non ho potuto fare l’artista per volere familiare, spesso mi è capitato alle mostre di vedere oggetti o opere che avevo pensato vent’anni prima e il mio desiderio di inventare gli ambienti è diventata quasi una mia necessità personale per essere “on stage”. Collezionare invece mi annoia.

Hai sogni realizzati o da realizzare?

Il fatto di essere arrivata dove sono arrivata è già un traguardo e quindi un sogno realizzato. Questo lo devo alla mia forza di volontà e alla mia pazienza, allenata fin da bambina con le gite in montagna. Perchè alla vetta ci arrivi tu e solo tu. Soffrendo, camminando, ma anche pensando e valutando in quel momento preciso le tue energie e le tue potenzialità. Il mio grande risultato è l’essere riuscita ad avere interlocutori internazionali di massimo livello e solo lavorando duramente ho potuto ottenere tutto ciò.

Sogni da realizzare ne ho tantissimi, il mio cassetto ne è pieno, ho un’idea al minuto!

Il sogno dei sogni però è questo: quando chiuderò la galleria, organizzerò una mostra dal titolo “Perchè non siamo diventati artisti”. Ciascuna persona che avrebbe voluto fare l’artista ma non l’ha fatto perché la vita l’ha condotto ad occuparsi di altre cose, porterà la propria opera o la propria performance in galleria; tutto verrà messo in vendita e il ricavato andrà in beneficenza.

 

Elisabetta Oropallo

Galleria Colombari

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