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THE WUNDERNEST OF GUIDO GALIMBERTI

Io mi chiamo Guido Galimberti ed ho vissuto gli ultimi 40 anni della mia vita vivendo una bellissima avventura:   l’avventura   del collezionista.

Chi entra in casa mia incontra gli oggetti che  l’abitano:   può  vederli  e leggerli  insieme  a  me,  ovviamente se lo desidera.

Io possiedo solo opere che, al di là del loro valore artistico o,  oltre il valore artistico,  sono capaci di raccontare una storia. Queste storie io le conservo e tramando perché questo è il compito, secondo me, del collezionista. In realtà io molto spesso mi interrogo sul fatto che forse non sono io a possedere loro ma  piuttosto loro si prendono la mia storia che poi trasportano al prossimo collezionista che saprà capirle,  se avrà il desiderio e la voglia di capirle.

Io sono consapevole di questo mio ruolo e in casa mia, nel luogo che per me chiaramente è il più intimo, mi piace ogni tanto ospitare quelle persone che io ritengo interessanti ed  aprire ad essi la possibilità di continuare, insieme a questi straordinari oggetti, il viaggio nel mondo e soprattutto nel tempo.

Così facendo io faccio parte di una lunga e meravigliosa  staffetta che è fatta delle memorie relative alle opere e delle opere stesse che esprimono la loro arte.

Oggi io vivo la mia esistenza, dopo tanti anni di lavoro, come una missione; sembra una parola grossa detta così, ma penso che sia così: cioè  io sto cercando di portare avanti e far entrare in questo mio discorso uomini e donne meravigliosi, che possano diventare parte integrante di  questo  mio modo di vivere.“Wunder”, si direbbe. “Wunder” è  il termine con cui nella storia veniva  definita la “wunderkammer” cioè la famosa “camera delle meraviglie”.

Casa mia, in effetti, più che una wunderkammer la definirei un “wundernest”, cioè  un “nido delle meraviglie”, che contiene le storie incarnate nelle opere d’arte.

La storia è l’anima dell’ oggetto: io apro l’anima di questi oggetti  ai miei ospiti nella speranza di qualcuno che sappia capire quest’anima, portarla nel proprio nido delle meraviglie (nel proprio wundernest), riempire così  la propria casa di arte viva per poter a sua volta accendere l’ interesse verso questo modo di vivere (all’interno di un nido delle meraviglie) anche agli  altri a cui lui andrà a comunicare. Ed ecco che siamo tornati al concetto di “staffetta”.

Losi Fabrizio

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