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MY PERSONAL WUNDERNEST: FRANCESCA LAVAZZA

Due grandissimi occhi azzurri come il mare, quasi laureata in lettere moderne con indirizzo Tecnica della comunicazione, gentile e dolcissima, Francesca Lavazza lavora nell’azienda di famiglia dal 2001.

Il suo wundernest è un luogo che sta a metà tra l’immaginazione e la realtà.

In questo momento – afferma Francesca- il luogo che si avvicina di più ad una stanza delle meraviglie è il mio ufficio, in cui ci sono una serie di oggetti, quadri e ricordi. Soprattutto i ricordi per me sono importanti; raccolgo oggetti che sono legati ad un momento particolare. Quando li guardo, infatti, rivivo quel momento importante, interessante, affettuoso come se fossi ancora lì. Nel mio ufficio non mancano le foto dei miei bambini e della mia famiglia, ma anche tutto quello che potrebbe essere un bigliettino o una lettera di amici.

Amo molto tenere i biglietti che hanno un senso profondo; ad esempio, ho una scatola dove conservo tutte le cartoline e le lettere che mi manda il mio amico fotografo Franco Fontana, che sono sempre di grande ispirazione per me. Sono davvero delle piccole opere d’arte, non soltanto per ciò che c’è scritto, ma anche per come sono realizzate, dipinte e disegnate e contagiano chi le guarda di ottimismo, di amore per la vita e per i colori.

Quindi la mia è una stanza dove colleziono attimi.

Com’è nata l’idea di legare il marchio Lavazza ad esposizioni fotografiche di grande livello?

Io ho ereditato un percorso iniziato nel 1994, da un’incontro di mio fratello con Helmut Newton. Era un momento in cui cercavamo un regalo natalizio da fare come Azienda, e quindi ci è sembrato che il calendario fosse un oggetto molto interessante perchè era qualcosa che faceva compagnia ogni giorno dell’anno. Parlando in seguito con Newton abbiamo capito quanto la sua relazione con il caffè fosse particolare e quanto fosse importante la figura femminile: perciò sono immagini di donne che aspettano qualcosa, in un bar o in un luogo dove c’è un’attesa. L’espressione fotografica delle sue immagini in bianco e nero riportavano proprio al ricordo, con il nero del caffè e il bianco della tazza. Questo splendido inizio ci ha portato inevitabilmente sul percorso della fotografia d’autore. Poi c’è stato un cambiamento dal bianco e nero al colore, nel 2001, quando il marchio è stato lanciato a livello internazionale; quello è stato volutamente un momento di rottura con le fotografie di Lachapelle, proseguito poi con altri autori importanti e sempre con immagini a colori, perché la storia da raccontare era un’altra. Il caffè è molto legato al mondo femminile, perché è mistero, è sensualità, è calore, è qualcosa che ti avvolge e che fa vivere momenti di relazione importanti. Quindi la fotografia per noi è proprio il momento di quel racconto e la sua immediatezza. Non a caso “one shot” vuol dire un caffè espresso, ma anche uno scatto fotografico, e già nel nome poteva esserci un forte legame.

Com’è nata la tua passione per la fotografia?

La mia passione è nata per merito delle persone. Ho capito l’importanza della fotografia grazie ad amici galleristi che l’hanno saputa spiegare bene, come Valerio Tazzetti (Gallerista di Torino, Photo & Contemporary, ndr), come mia cognata Chiara Massimello (consulente per Christie’s Piemonte, ndr) che mi ha fatto capire l’importanza della collezione, o come i grandi fotografi che ho avuto la fortuna di conoscere e con cui ho avuto il privilegio di lavorare. Ad esempio, Erwin Olaf, un fotografo dotato di grande sensibilità con una storia interessante da raccontare. Collezionare è come scrivere un libro con le parole degli altri ed io ho sempre amato la scrittura perché la mia formazione è umanistica. Se la mia collezione avesse un titolo sarebbe “Food and Fun”, è un campo molto ampio e un tema attuale: il cibo, la gioia di vivere e la sua positività.

Quali sono le opere alle quali sei più affezionata?

Forse la prima che ho acquistato, un’opera di Sandy Skoglund che si intitola “Raining Popcorn” e che ha segnato tutto il mio percorso di “Food and Fun”. Inoltre, una foto di Elliot Erwitt dei miei bambini e del mio cane, la giornata trascorsa in sua compagnia è stata una giornata indimenticabile per tutti noi e ne conservo un ricordo speciale.

Un progetto realizzato a cui tenevi particolarmente ed uno da realizzare?

Sì, la mostra e la raccolta “Fifty Kids” che ho realizzato proprio con Erwitt che ha fatto parte di un progetto benefico per sostenere un ospedale pediatrico a Torino.

Un altro progetto che sta per concretizzarsi sarà la mostra con Steve Mc Curry dal titolo FROM THESE HANDS: A JOURNEY ALONG THE COFFEE TRAIL che inaugurerà il 4 giugno al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Steve McCurry ed io siamo compagni di viaggio da 13 anni. Viaggiamo insieme per raccontare, attraverso le immagini e le azioni, il mondo che vive intorno al caffè, alla scoperta di nuovi volti e storie sempre diverse.

Questa mostra include le più belle ed evocative immagini scattate da Steve sulle rotte del caffè, e che hanno dato vita a un volume edito da Phaidon di cui vado particolarmente fiera.

 

Elisabetta Oropallo

Francesca Lavazza, courtesy Giovanni Gastel - Copia

Francesca Lavazza, courtesy Giovanni Gastel

Helmut Newton per Calendario Lavazza 1994

Helmut Newton per Calendario Lavazza 1994

Francesca Lavazza e Steve Mc Curry

Francesca Lavazza e Steve Mc Curry

 

 

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