Courtesy  Giovanni Gastel

MY PERSONAL WUNDERNEST: KEAN ETRO

Secondo di quattro fratelli, designer della collezione uomo nell’azienda di famiglia, Kean Etro si definisce un cantastorie. Ha la cultura e l’intelligenza geniale di un uomo maturo e la curiosità innocente e giocosa di un bambino. 

Descrivici il tuo wundernest o la tua wunderkammer.

E’ un luogo non solo fisico ma anche mentale dove raccolgo segni, ispirazioni, simboli visivi, ricordi, souvenir di viaggi e del cuore. Per me fa rima con colore, sentimento, storia, viaggio, cultura e gioco.

Amo circondarmi di oggetti che in qualche maniera toccano il mio sentire.

La mia personale wunderkammer è una summa di quello che sono, di quello che amo … prevalentemente libri antichi, ma anche oggetti di modernariato, giochi di una volta, opere d’arte (come le Nierikas Huichol), strumenti musicali inusuali provenienti da tutte le parti del mondo …

Sei un appassionato di arte? Quale genere?

L’Arte mi interessa tutta e in tutte le sue forme, anche le più nuove come le installazioni video o la Digital Art. Negli ultimi 10 anni mi sono appassionato all’arte degli Huicholes, che ho scoperto grazie a mia moglie Constanza: questa sorprendente tribù originaria della Sierra Madre Occidentale realizza dei mandala di filo, trame di tessuti e composizioni di perline di vetro colorato che vengono tramandate di generazione in generazione per dare un volto alla trascendenza, alla presenza degli dei sulla Terra. Constanza e io abbiamo iniziato a collezionarli insieme, con amore, per preservarli e per promuovere la loro cultura e tutelare la loro terra.

Che influenza ha avuto l’arte nel tuo lavoro?

L’arte è uno dei più alti mezzi di espressione e rappresenta da sempre una fonte di ispirazione inesauribile.

L’arte è ricerca continua così come lo è il lavoro del designer. Nel mio lavoro è possibile percepire l’eco della conoscenza di mille cose distanti tra loro nel tempo e nello spazio, dalla Metafisica alla Digital Art, dalla fisiognomica al Futurismo.

Da quale energia personale attingi per creare una collezione e quanto invece attingi dal mondo che ti circonda?

Quando lavoro a una collezione le energie che entrano in gioco sono molteplici, l’istinto, la curiosità e naturalmente l’amore. Muovono il mio percorso creativo e mi spingono ad applicare nuovi schemi, rompendo i precedenti. Viviamo in un mondo dominato da dinamiche velocissime, attraverso il web e i social network siamo costantemente stimolati da immagini, notizie, suggestioni, esperienze condivise, contaminazioni culturali e linguistiche. Tutto contribuisce ad ampliare la mente e il pensiero.

Che importanza ha il colore nella tua vita?

Il colore è vita, libertà, descrive il mondo e allarga la percezione. Nella mia vita così come nel mio lavoro i colori hanno sempre rivestito un ruolo da protagonisti, essi hanno una loro intrinseca simbologia che ho approfondito immergendomi nella lettura della “Teoria dei colori” di Goethe, che già nel 1808 aveva capito l’importanza dell’energia cromatica e la sua azione sensibile e morale nell’Estetica e nell’Arte. Mi piace proporre e condividere i colori, soprattutto quando non sono facili da indossare. Vestire il colore è un atto di consapevolezza e sicurezza, è una dichiarazione che parla di noi al mondo, dei nostri stati d’animo, della nostra personalità e dei nostri desideri.

Che cosa ha contribuito maggiormente alla tua formazione culturale?

La mia formazione di storico mi ha molto influenzato, il mio approccio è sempre volto alla scoperta della materia, all’origine delle cose. Sono sempre stato affascinato dai riti tribali e folcloristici, dall’antropologia e dall’etnologia, in tal senso anche i tantissimi viaggi che ho compiuto negli anni hanno notevolmente condizionato il mio percorso culturale.

Quale ritieni il più importante insegnamento per i tuoi figli?

Ho sempre cercato di trasmettere loro un’educazione alla curiosità e alla semplicità, in cui rispetto e umiltà rappresentano i valori fondamentali alla base di qualsiasi rapporto. La cosa che desidero di più per loro è la felicità, è la cosa a cui chiunque dovrebbe aspirare, come a un capitale. Io ho sempre cercato di inseguirla e accoglierla con scelte talvolta difficili, e poi condividerla, spero che loro facciano lo stesso.

Tu che figlio sei stato?

Un figlio dell’ universo, un figlio delle favole, un figlio del gioco, figlia di lila, più femmina che maschio.

C’è un sogno che non hai ancora realizzato?

Tantissimi, perché sono un sognatore. Sono un aborigeno.

 

Elisabetta Oropallo

Kean Etro Foto di Giovanni Gastel

Courtesy Giovanni Gastel

 

Courtesy  Giovanni Gastel

Courtesy Giovanni Gastel

 

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